Non è un paese di merda, sei tu che fai schifo.

Sì, oggi è uno di quei giorni in cui la pazienza è finita.

Breve Memorandum per quell’italiano-tipo che non tollero più:

 

1) La gente che torna all’agricoltura non è “sfigata” è semplicemente più intelligente di te e me perché ha capito che nello stato in cui siamo, quelli sono i beni primari e da lì bisogna ripartire. Nel 90% dei casi sicuramente fa un lavoro più gratificante del tuo, perché con le sue mani dà vita.

 

2) BISOGNA AVERE RISPETTO PER TUTTI I LAVORI. Perciò quando ti dico che ho fatto la cameriera e la cassiera, e mi sono anche divertita, non devi guardarmi facendo finta di nascondere quella faccia da: “madonna che poraccia questa”…perché per me Aristotele aveva ragione a dire che la virtù sta nell’operare virtuosamente, che tradotto appositamente per te, in parole povere, significa: svolgi bene il tuo lavoro, qualsiasi esso sia.

 

3) Puoi darmi della deficiente quanto ti pare, ma se tornassi indietro rifarei gli studi che ho fatto. E questo non ti dà il diritto di umiliarmi, di non rispettare le mie fatiche, solo perché secondo te studiare è na perdita di tempo, o perché oggi il pensiero non ha più spazio. Anzi..famoli morì di freddo e non damoje manco la carta igienica a sti santi regazzini. Così forse se la smetteranno de venì a scuola.

 

4) La mia laurea serve a capire che vivere secondo il “basta che c’è la salute” è na grandissima presa per il culo. E un’immensa mancanza di rispetto verso tutti gli altri. Perché la sai na cosa? Esiste anche altra gente oltre te ed il tuo egoismo.

 

5) Non è l’Italia che fa schifo. Al massimo fai schifo te che non ti accorgi di quanto sia bella. Quindi pregasi di portare rispetto anche solo per il paesaggio e la storia da cui sei circondato e pregasi di fare nomi e cognomi. Ricorda però de mette pure il tuo, che sei tanto bravo a lamentarti ma poi di concreto, per migliorarlo, non fai una mazza.

 

 Cordiali saluti.

 

 

 

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Boh…

Boh…e poi vedi un video con certi artisti italiani che pur di suonare in giro per l’italia vivono da zingari e, quando meno te l’aspetti, tra questi compare violante placido. Sottotitolo: cantautrice italiana. COSA ITALIANA??? già è difficile mandare giù la parola ATTRICE sotto al suo nome! ma la cosa più bella è il consiglio preziosissimo che dà ai giovani musicisti di oggi: “tenete duro, non mollate mai”.

Grazie Violante.

E allora io non so più che dì.

Mmmm…forse è pure mejo…

Boh…e poi vedi quella ragazza suonare. Non che sia contraria alle stonature, agli errori. Anzi. Ma tu, oh donna che “suoni” negli A Toys Orchestra, non te poi permette de sonà il basso come se stessi aappenne le mollette sullo stendino. Sempre tu, poi, lascia sta quella pora tastiera che stai a torturà cò quella mano moncherina che manco mi nonna dopo n’ictus. Non se ne può più.

E allora sapete cosa vi dico? Alla faccia de ste mezze calzette.

Signore e signori…godetevi Mr. John Zorn!

13 Agosto 2012. Oggi ce l’ho con…

Oggi ce l’ho con… i luoghi comuni dovuti al campanilismo regionale o cittadino e con chi non je la fa ad aprire gli occhi e viaggiare in Italia (ovviamente esclusi quelli che non hanno possibilità economiche).

È risaputo e dimostrato che viaggiare distrugge i pregiudizi. Questo post è nato dopo aver sentito una frase del genere: “l’italia è un paese pieno di feudi in lotta, e oltretutto senza motivo!”. È vero. Solamente parlando con la gente ti accorgi di quanto sia vero. Nessuno pronto ad aprirsi alle abitudini e culture altrui, continue rivendicazioni di verità relative, per cosa? Boh.

Voglio classificare i pregiudizi riscontrati in 3 categorie. (Fortunatamente ho avuto dei genitori che mi hanno fatto girare l’italia sin da piccola, in lungo e largo, Basilicata e Molise eslcusi, lo ammetto).

1) La prima categoria, che nemmeno commenterò, è quella dei pregiudizi dei nordici verso i meridionali. Non la commento perché sono storie vecchie e da romana potrei sembrare di parte. Quindi parlerò d’altro. Da parte mia posso dire che, negli ultimi anni, mi è capitato di conoscere tanti ragazzi del nord. Teste di cazzo a parte (malattia diffusa comunque in tutta Italia), ho incontrato un ragazzo stupendissimissimo di cui vorrei parlarvi (che però non è quello che mi sopporta tutti i giorni ). Si chiama anche lui Marco, e due estati fa ci ha portati con il suo camper in Croazia, e mi ha fatto vivere quattro giorni da vera regina. Viziata in tutto e per tutto. È anche un bravissimo disegnatore, oltre ad essere intelligentissimo, fantasioso e con un senso dell’umorismo pazzesco. E non sa che conservo gelosamente dentro la mia agenda lo schizzo a matita che mi fece in quei giorni…In generale comunque, questi nordici (quelli belli), mi sono sembrati tutti degli ottimi osservatori, educati, molto silenziosi, pacati, però taglienti e sinceri.

2) Se c’è una cosa che non tollero, la seconda categoria, è il terrone che parla male del sud. Ammetto di esser di parte, dico sempre a tutti che l’esperienza estetica più grande da poter vivere in Italia è possibile solamente viaggiando in Sicilia… ed è per questo che soffro ancora di più certe cose. Quello che mi ha più colpito dei ragazzi del sud è che non parlano male del nord, anzi.. se ne parlano male è solamente in riferimento alle condizioni atmosferiche…e come dar loro torto?! (Ricordo ancora di quando mio padre raccontò di un suo bisnonno di Messina morto giovanissimo per una forte polmonite presa a Trieste (causa bora), che detta adesso fa un po’ ridere.) Ma la terra ci condiziona, e non poco. Più si va avanti e più me ne rendo conto. Ho come l’impressione che al sud, e adesso generalizzerò, la gente non si renda conto di quello che ha. La bellezza è inestimabile, il senso di cura inesistente. La rabbia, di chi invece si accorge da cosa è circondato è, giustamente, alle stelle.

3)Vorrei concludere in bellezza con il “Romanocentrico”: quello che pensa Roma sia la città più bella al mondo (verità innegabile) e che ritiene per questo di dover scontare le pene dell’inferno, ritenere sempre e comunque tutte le altre inferiori, o permettersi di non andare a visitare altre città, tanto Roma è Roma, Che poi, sia chiara una cosa. E qui concordo in pieno con il Romanocentrico: di Roma può parlarne male solo il romano, o chi ci ha vissuto per almeno un mese. Solo io che aspetto un’ora e mezza l’autobus per farmi 4 km in linea d’aria, che mi faccio 1 ora e mezza di traffico sul raccordo anulare per fare 10 km, che “madonna mò che è sto casino? C’è la manifestazione della Coldiretti Sicilia. Cambia strada.” Ok. E smadonni in silenzio. Quella che “a mà, vado alla posta alle 9, così non trovo nessuno”. Esci da lì a mezzogiorno. “Però voi romani siete troppo fomentini e inconcludenti”…. E TE CREDO! VIECCE A VIVE TE TUTTI I GIORNI COSì!!! Ecco.

Se ci sono delle frasi che purtroppo le mie orecchie hanno dovuto sentire e che odio con tutto il cuore sono:
– Certo che ci sono dei romani che vi fanno fare proprio brutta figura…..invece a te Borghezio e il Trota te fanno fa un figurone!!
– Ah ma sai che pensavo a Roma foste tutti un po’ coatti?…
– Caspita certo che Roma è proprio una città grande……….(!!!!! mostrami la certificazione della tua quinta elementare per favore.)
– Ah ma che qui le donne giocano a calcio (?!?!?!?!?!?!?).

C’è poco da fare, Roma te fa impazzì. De bellezza, de brutalità e d’umanità. Quella in cui sei trascinato tutti i giorni, la stessa che ti permette di assistere a scene teatrali del tipo:

Donna araba e romano di Garbatella alla metro. Venerdì. Ovviamente giorno di sciopero dei mezzi pubblici.
Il romano chiede informazioni riguardo agli orari in cui i mezzi ricominceranno a funzionare. La donna araba si avvicina e cerca di capire.
“ Lo sciopero terminerà alle 12.30.Ma i treni passeranno dalle 14.30 in poi”. Fine.
Il romano, sconfortato, come se gli avessero detto della retrocessione dell’ AS Roma in B, si gira verso l’araba che poverina non parla bene italiano e, urlando (convinto del fatto che non capire italiano e non sentire siano la stessa cosa) le fa:
“ A signò, ma lei ‘n do deve annà? E qui nun te ce fanno capì gnente! O non c’hanno voja de lavorà o boh..vallo a capì”
La signora lo guarda, senza espressione. Lui continua: “a signò, qui i treni ripasseno alle 14.30…che dovemo da fa noi? Tanto la storia è sempre quella…er povero cittadino se la pija sempre ‘n der culo…”.
Li ho lasciati lì con lui che scriveva gli orari alla signora, come se lo scopo della sua giornata fosse aiutarla. Che bellezza…

Roma negli ultimi anni è sporca, è trascurata, è violenta. C’è chi ce soffre tanto a vedella così. E rimpiange de non avvella mai potuta vedè così…

30 luglio 2012. Oggi ce l’ho con…

lo studente medio ROMANO di Filosofia di Roma 3 (soprattutto quello che non ride davanti alle battute di Boris).

Probabilmente per questione geografica, Filosofia di Roma3 raccoglie al suo interno solo le teste di cazzo di Roma sud, quelli a cui senti dire frasi del tipo: “occupiamo!! basta!! l’università è un bene comune” e vietano ai fuori sede e non di fare lezione… perché giustamente l’università è un bene comune e accessibile a tutti.

Quelli che organizzano le intellettualissime tavole rotonde sul “lavoro” e poi non hanno mai apparecchiato una tavola a nessuno in vita loro.

Situazione-tipo Uno. Primo giorno di università a Roma 3.

Prima ora: Storia della teologia. Il dibattito sugli universali….(ma che caXXo!)

Seconda ora: Filosofia teoretica. Lettura del Teeteto di Platone…(forse ho sbagliato facoltà)

Terza ora: Filosofia della scienza. L’olismo della conferma e la relatività ontologica….(eh??)

Quarta ora: Logica. (Esercizi alla lavagna con prof che ti sputtana al minimo errore).

Quinta e sesta ora: Storia della filosofia antica. Due ore sulle fonti di Aristotele.

Settima ora: Filosofia del linguaggio (Madonna… questa mi fa proprio schifo).

Ottava ora: Estetica. (OHH. Finalmente si ragiona).

Bene. Sono fusa. Finalmente adesso si va in vasca a fare due chiacchiere…

–          “Beh, secondo me l’universale di Roscellino di Compiègne si riduce a un flatus vocis….”

–          (FLAUTUS CHE?! Oh ma dopo venti ore di filosofia ancora hai il coraggio di discutere di queste cose?! Ma non si può parlare di musica? dell’ultimo cd di Thom Yorke? Cinema? Sport? Cosa fare stasera? Dire cazzate?)

Li guardo mentre parlano e all’improvviso mi sento di stare in mezzo a una massa di idioti, montati e frustrati, che a malapena ti fanno un sorriso e che se non prendi 30 e lode vieni immediatamente riposto nella categoria “feccia”.

Poi una ragazza, la figa del corso, “l’alternativa”, piena di piercing trucco e tatuaggi, colpita dalla mia maglietta della Marshall, mi fa: “ma suoni?”

–          “Si, suonicchio, così per gioco, con alcuni amici del liceo..ma facciamo cover, Iron Maiden, Metallica…però insomma mi piace ascoltare un po’ di tutto”.

–          “Ah no. Io ascolto solo gli Strokes”.

–          (Ahhh ma sei una grande!come quel ragazzo che un giorno mi disse “no…io ascolto solo reggae”…ma ALLORA  MAGNATEVE SOLO PASTA COL TONNO COME GIOVANNI ALLEVI, VESTITEVI SOLO DI NERO E GUARDATEVI SEMPRE LO STESSO FILM.)

Penso. Ma dove cazzo sono finita?

Me ne vado a casa con gli unici due ragazzi umani conosciuti (non a caso fuorisede), fiera della scoperta della giornata: Descartes è Cartesio!

Situazione tipo due. Università di Tor Vergata.

Qui i ragazzi vengono dalla periferia selvaggia, quella grezza, che umanamente adoro. Tor tre teste, Centocelle, Alessandrino, Tor bella monaca, Tor sapienza. Altro che Eur e Cesare Pavese…

Il giorno del test di ingresso.

Mi guardo intorno e dietro di me c’è una ragazza un tantino agitata, che muovendo velocissimamente la gamba fa tremare 5 file di sedie dell’aula e mi fa:

“Aò, io me la sto a fa sotto…ma nun è che non ce pijano?”

Sana paura, sana umiltà. Finalmente sono a casa…

-“Ma no tranquilla, guardati intorno…saremo una sessantina e di posti ce ne sono 150!”

-“ Te credo… mica so tutti masochisti come noi!” e se la ride…

Dopo una settimana sapevamo già tutto l’una dell’altra. Ancora oggi quando parlo con lei mi sento libera di poter dire qualsiasi cosa e in modo anche abbastanza rozzo, non mi sento mai giudicata. Siamo alla pari. Ognuna lascia libera l’altra di essere quello che vuole. Infatti è grazie ad Ale che nel mio vocabolario italiano si sono aggiunte espressioni del tipo:

“Aò ma devi annà a fa la cazziera pè le cazzate che dici”.

“Sto computer va a fiato de negro” (questa frase ancora oggi mi risulta incomprensibile, ma è talmente bella e apparentemente filorazzista che non mi interrogo sul suo vero significato).

“C’ho na fame che parono due”.

“ Aò e come s’encazza se scazza”.

Dopo una settimana Ale arriva col pranzo pronto…anche per me. Mamma Carmela, la mamma che tutti vorrebbero, quella premurosa ma mai rompicoglioni,  ha preparato un megapanino con la cotoletta i pomodori e l’insalata anche per me. Cazzo. Sono proprio a casa qui.

Oggi sono tornata a Roma 3. Fare quel viaggio fino a Tor Vergata senza Alessia non ha molto senso.

Frequento solamente veneti, salentine, lucani e siculi. E ne vado fiera.

Tutto torna.

(Oh Alè, ora che sto scrivendo di te mi hai appena mandato un messaggio…che te possino…siamo pure telepatiche).

27 luglio 2012. Oggi ce l’ho con…

Oggi CE L’HO CON chi, alla risposta – studio Filosofia – replica con le seguenti parole:

1)      Ahahahah!

2)      Beh..pure tu… te la sei cercata!

3)      Ah… e cosa pensi di fare?

4)      Caaapirai…

5)      Ma come pensi di mantenerti?

6)      Stai fuori!

Ma le risposte che più mi irritano/divertono sono la 2 e la 3.

Punto primo. Mi sono cercata cosa??!!

Sai che per fortuna esistono tante intelligenze diverse? C’è quella matematica, quella linguistica, quella musicale, quella cinestetica e così via… e più che altro sai che non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo studiare tutti economia, ingegneria o statistica? Soprattutto perché non tutti ne sono capaci? Come te, caro mio Signor x, ti butteresti dalla finestra pur di non leggere tre pagine de “I Prolegomeni ad ogni futura metafisica” di Kant. Lo sai?????

Punto secondo. E cosa pensi di fare??

Beh…anche mio nonno di 90 anni e con la quinta elementare sa che chi studia filosofia spera di esser utile alla società ricoprendo, per esempio il ruolo, dell’insegnante…ooohhhh….che parolone… l’insegnante…ma chi? Quello che c’ha 3 mesi de ferie e non fa mai un cazzo? No. Quello che si sbatte per inventarsi sempre qualcosa di nuovo sperando di attirare l’attenzione di cerebrolesi che TU, GENITORE MORTO DENTRO, hai reso tale facendolo stare sempre davanti la tv o ai videogiochi.

Solo chi oggi ha 90 anni e non ha potuto studiare sa quanta importanza abbia questo mestiere.

Poi vorrei puntualizzare una cosa. A FILOSOFIA NON SI STUDIA SOLAMENTE LA STORIA DELLA FILOSOFIA. Non passiamo la vita a leggere i manuali del liceo. Si studiano tante belle altre cose che non vi dirò, perché forse non ve lo meritate…

Quindi prima di sparare cazzate del tipo: “Ah studi estetica? Beh dai oggi l’estetista un lavoro lo trova subito”… prenditi un’ora di tempo e vatti a seguire un corso qualsiasi nell’inutile facoltà di Lettere e Filosofia. Vedrai che il mondo ti sorriderà.

E allora quando penso all’ Iperione di Hölderlin mi vien da sorridere…

“Ho veduto una sola volta la perfezione che noi collochiamo al di sopra delle stelle, che noi allontaniamo sino alla fine del tempo, questa perfezione l’ho sentita presente. Era là, questo essere supremo, là nella sfera dell’umana natura e delle cose esistenti. Non vi domando più dove essa è: è esistita nel mondo e può tornarvi; vi è soltanto nascosta. Non domando più che cosa essa sia, l’ho veduta, l’ho conosciuta. O voi, che cercate quanto vi è di più alto e perfetto, nella profondità della sapienza, nel tumulto dell’azione, nel buio del passato, nel labirinto del futuro, nelle tombe e al di sopra delle stelle! Conoscete il suo nome? Il nome di ciò che è uno e tutto? Il suo nome è bellezza”.

Mi introduco.

Non mi piace la diplomazia, la trovo disumana. Credo invece nell’educazione e nella spontaneità.

La diplomazia mi annoia.

Anche l’incoerenza.

Di questi tempi un piccolo spazio di sfogo è necessario. Sono insofferente di natura, voglio sentirmi libera di dire “questo comportamento mi fa schifo, si guarda, non mi piace la violenza, ti rispetto, però credo davvero tu stia dicendo una serie infinita di minchiate”.

Non sopporto le persone che si adattano in qualsiasi caso.

-ah! PER ME VA BENE TUTTO!

Ed il “tutto” sono o una serata a suon di Gigi D’Ag nella discoteca più trash di Roma o cose come la performance “canora” di 3 minuti di orgasmo di Yoko Ono (ammetto che la linea di confine in questo caso è mooolto sottile).

Ehilà!! Scusa? Sai che ti è consentito scegliere?

Ho problemi con il famoso “ grigio” e tutto questo non lo dico con soddisfazione. Anzi. A volte si.

– “Flà ma per te esiste solo il bianco o il nero”

– “Eh. Quindi? Mi piace avere le idee chiare e al massimo il grigio lo ricerco quando penso ne valga la pena”.

Non so scrivere (colgo l’occasione per chiedere scusa a chi invece sa farlo magistralmente), perciò all’interno di questo blog troverete solamente sfoghi personali e spazio per scrivere le vostre insofferenze quotidiane (per quelli che vivono a Roma al momento c’è molto materiale a riguardo).

E quando ne avete voglia mandatemi anche a fare in culo.

Ecco perché nasce la rubrica “CE L’HO CON”.

Ed ora lasciatevi andare e siate cattivi… Incazzarsi e indignarsi è salutare.

Significa che siete ancora vivi.

 P.S: un consiglio. La mia natura pratica mi spinge a suggerirvi di trovare, quando possibile, una soluzione alla vostra insofferenza. Poi se come me odiate Laura Pausini non mi resta che dirvi: arrendetevi. Sono solidale con voi.

 

RINGRAZIAMENTI:

A mia sorella Valeria, che mi sopporta da ben 26 anni e mi ha voluto bene anche quando, da piccola, gli distruggevo tutti i suoi giocattoli o mangiavo mani e piedi delle sue Barbie.

A Marco, che, se tutto andrà bene, mi sopporterà ancora per un po’. E a questo punto non so quanto gli convenga, del resto è proprio lui ad avermi fatto notare di aver in comune con Hitler lo stesso segno zodiacale.

A Gabriele, che nonostante il suo amore per Laura Pausini è comunque mio amico (alla fine sono più tollerante di quello che state pensando). Uno dei primi grandi sostenitori della rubrica “Ce l’ho con”.

A Simone, il diplomatico. Colui il quale, da circa dieci anni, ride amichevolmente di me e del mio malsano rapporto con la diplomazia. Anche lui, insieme a Lollo, tra i primi sostenitori della rubrica.

A papà Enrico che è il papà che tutti si meriterebbero.

E a mamma Elisa che è proprio come me.